Analisi socio-economica Ragusa: presentanti i dati

Un focus socio economico di otto anni, inerente il periodo 2008-2016, sull’ ex provincia di Ragusa, è lo studio condotto dal centro studi Cgil Sicilia con l’Istat. Studio presentato durante la conferenza stampa che si è svolta ieri mattina nella sede della Cgil di Ragusa. L’analisi che oltre Ragusa, riguarda tutte le provincie siciliane fornisce un quadro del contesto regionale; è difatti una radiografia della situazione socio economica del territorio, a partire dall’aumento dell’età media, 33 anni dei locali rispetto ai 31 degli stranieri. Quest’ultima come anche la popolazione, la natalità e la mortalità, i migranti residenti, il mercato del lavoro, la produzione, il settore turistico, agricolo, le infrastrutture, l’evasione fiscale, e la proiezione sull’età media sino al 2060 sono stati oggetto dell’analisi. Difatti diminuisce la popolazione da 0-14 anni dal 16 al 14,7% e aumenta la fascia over 65 che guadagna un punto percentuale dal 18,5 al 19,6%. Dunque mentre nel 2008 ogni 100 giovani 0-14 anni vi erano 116 over 65, nel 2016 sono diventati 133 e la previsione poi per il 2060 è quella di un indice di vecchiaia stimabile intorno al 300 over 65 per ogni 100 giovani. Aumento dell’anzianità compensato dagli stranieri, presenza ben radicata ed integrata tanto da costituire società “miste”. Dal primo gennaio 2017, infatti, la presenza degli stranieri ha registrato una crescita del 65% rispetto al 2012.La provincia registra per un rapporto popolazione e stranieri pari all’8,6% in provincia e del 3,7% in Sicilia. “In Sicilia c’è un problema occupazionale enorme- ha commentato Giuseppe Citarella, presidente del centro studi – anche se in provincia il dato è meno sconfortante perché si continua a cercare lavoro, non perdendo la fiducia e registrando un aumento del tasso di attività, che tra persone occupate e quelle in cerca di occupazione, è intorno al 59% , circa otto punti in più rispetto al dato regionale e sei punti in meno rispetto alla media nazionale. A fronte della perdita di posti in agricoltura e anche nel comparto delle costruzioni e dei servizi, si registra un aumento in quelli legati al turismo, alla ristorazione e al settore alberghiero.  Nel 2016 l’Istat ha certificato una presenza di oltre 1 milione e 260.000 turisti con un incremento del 48% rispetto all’anno precedente. Dato sconfortante è il calo degli investimenti, circa il 50% in meno, e dei consumi con un meno 12%.  Priorità è la creazione di infrastrutture che da sole potrebbero determinare un decisivo punto di svolta, infatti si registra un peggioramento dell’indice relativo a strade, autostrade e rete ferroviaria. Mentre in ripresa è l’export del prodotto manifatturiero. Lo studio sarà oggetto di una pubblicazione, che sarà distribuita a dicembre. “In Sicilia, ha asserito Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia, si sono persi 120mila posti di lavoro. Oggi non c’è ancora un progetto politico che sappia dare risposte a questo stato di cose. Si spera che le cose cambino, bisogna puntare sulle risorse giovanili ed evitare che migrino in Europa”. Per quanto attiene l’evasione fiscale, i contribuenti sono stati più di 200 mila. A Ragusa a fronte di 100 euro dichiarati i consumi sono stati pari a 137 euro. Si può stimare un’evasione intorno ai 152 milioni di euro ed in Sicilia ad oltre 3 miliardi di euro. “Il focus sottolinea, ha commentato Peppe Scifo, segretario Cgil Ragusa, come la forbice tra nord e sud si è ancora una volta allargata. La provincia ne esce fuori con luci e ombre e su quest’ultime dovremmo produrre un impegno straordinario per la costruzione di modelli correttivi che risolvano punti di crisi”.

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