inchiesta realizzata da “La Sicilia”

Il 13 Febbraio si terrà la prima udienza relativa al all’inchiesta sull’HotSpot di Pozzallo che vede indagati sei dipendenti del Comune di Pozzallo (uno deceduto) per il reato di frode sulle forniture e fatture gonfiate per la gestione del locale centro di primo soccorso ed assistenza per Immigrati. Intanto, iniziano ad emergere particolari in merito all’inchiesta. Secondo l’accusa, l’Ufficio Territoriale del Governo di Ragusa (Prefettura) è stato indotto volutamente in errore circa la corretta esecuzione degli obblighi previsti dalla Convezione stipulata il 1 settembre 2011 tra la Prefettura e il Comune di Pozzallo relativamente ai rimborsi concessi dal Governo per la gestione dell’Hot Spot. Gli indagati sono accusati di aver fornito alla Prefettura delle rendicondazioni relative alle spese sostenute il primo giorno di arrivo degli immigrati e in quelli successivi, non veritiere, attestando una distribuzione di materiale che, sempre secondo quanto attestato dalla Guardia di Finanza non è mai avvenuta, beneficiando di rimborsi per merce non acquistata e, quindi, mai consegnata ai migranti, rimborsi quantificati in poco meno di 237 mila euro per l’anno 2013 e oltre 418 mila euro per il 2014. La tenenza della Guardia d Finanza di Pozzallo ha sottolineato che l’esame dei flussi finanziari ha evidenziato come le somme richieste a rimborso alla Prefettura di Ragusa, relative alle spese rendicontate dal comune di Pozzallo come da convenzione, sono invece servite a creare una disponibilità di cassa che ha permesso all’ente pozzallese di eseguire, tra il 2011 e il 2015, pagamenti vari che, in alcuni casi, non rientravano tra quelli previsti dalla convezione stessa e, in particolare, all’articolo 1 dove si specificano nel dettaglio i servizi oggetto dell’appalto e le forniture che l’ente gestore comunica con la trasmissione di appositi modelli di rendicondazione alla Prefettura richiedendone il rimborso. Secondo l’accusa è stata arbitrariamente liquidata al comune di Pozzallo, tra il 2011 e il 2015, la somma di 350 mila 638, 22 euro, relativa a spese che avrebbero dovuto essere pagate dall’ente tramite l’addebito su altri capitoli e non utilizzando i fondi derivanti da mandati di pagamento corrisposti dalle prefetture per spese rendicontate da Convenzione. Eclatanti gli esempi di distrazione somme e fatture gonfiate, tra queste ad esempio spicca un mandato di pagamento del novembre 2012 per pagare una ditta che ha effettuato lavori di manutenzione su un’auto dell’ufficio tecnico. Nel giugno del 2016 la Prefettura ha liquidato al Comune una somma di oltre 31 mila euro a titolo di rimborso spese per l’acquisto di medicinali da comprare presso la farmacia Comunale di Pozzallo negli anni 2012-2013. Dal prospetto liquidazioni e introiti si è rilevato che quell’importo è servito invece a pagare 3000 euro all’economo come anticipo di spese emergenze sbarchi e poco più di 28 mila euro per un acconto dato ad una cooperativa, quindi nemmeno un euro è stato speso per i medicinali. In questo senso la Guardia di Finanza ha raccolto dei dati che hanno anche del paradossale come, ad esempio, la richiesta di rimborso per 2063 scarpe in più rispetto a quelle realmente acquistate, 51541 pacchi di carta igienica rispetto ai 750 realmente comprati o, ancora, 4037 pettini in più rispetto agli acquisti reali.

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