Adesso si può davvero dire che il Natale è vicino e nell’occasione il vescovo di Ragusa, Carmelo Cuttitta, ha fatto una riflessione sulla festività che ricorda quando venne alla luce Gesù Bambino. Il Natale ci fa rivivere il momento in cui la Parola squarciò i cieli e venne a illuminare la notte che avvolgeva la storia degli uomini, ha esordito Cuttitta nella sua riflessione. Luce della quale l’umanità aveva bisogno. Il Natale è tutto qui: un Dio che si fa fragile bambino. <<Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia>>, disse l’angelo ai pastori, i quali senza remore accolsero l’annuncio e decisero di andare fino a Betlemme, per essere testimoni di questo avvenimento e accorrere così per primi intorno a quel bambino. Essi, difatti, come dal vescovo asserito, è come se incarnassero un detto caro a Gesù: <<i primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi>>, la prima immagine della Chiesa, che assieme a Maria e a Giuseppe, stanno con gli occhi fissi sul piccolo Gesù. Bambino che non sa parlare, anche se è la Parola fattasi carne, venuta per cambiare il cuore e la vita degli uomini. Forse un bambino, ha continuato il vescovo,che si esprime solo con un pianto implorante, per toccare il cuore di ognuno. Ed il Natale chiede a ciascuno di ascoltare il pianto di questo Bambino che implora aiuto e protezione. Pianto che dà voce anche ai più bisognosi, ai bambini poveri, sfruttati e violentati e agli anziani esclusi dalla vita. Un pianto che implora alla partecipazione della vita, come accade per profughi e stranieri, per gli oppressi dalle violenze e dalle guerre. Il Bambino Gesù chiede per loro l’amore. Il Natale, ha concluso monsignor Cuttitta,  è una domanda di amore per i deboli e per il mondo intero. <<E’ un tesoro destinato a soddisfare il debito comune”, il debito dell’amore>>.

Margherita Leone

<>: la riflessione del vescovo Cuttitta

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