Bioshopper a pagamento: occorrono più informazioni e trasparenza

Con il 2018 è entrata in vigore una nuova norma: dal 1 gennaio i sacchetti biodegradabili per confezionare frutta e verdura sono a pagamento. In merito a questo, il Movimento Difesa del Cittadino denuncia la disinformazione sulla questione e chiede al Governo chiarimenti sul prezzo e sulla utilizzabilità delle buste da parte dei consumatori. Lamenta, dunque, la genericità della norma inserita da esso nel “Decreto Mezzogiorno”. Le nuove disposizioni riguardano tutte le borse di plastica ultraleggere con le quali nei supermercati i consumatori fanno la pesatura e la prezzatura di pane, frutta, ortaggi e formaggi. Focus della polemica dell’associazione dei consumatori è che non esisterebbe nessuna “tassa aggiuntiva” rispetto al passato essendo il costo delle buste ultraleggere inserito in quello del prodotto. I consumatori hanno, dunque, sempre pagato il prezzo dei sacchetti necessari per imbustare e pesare frutta e verdura ai supermercati, solo che questo prezzo non era esplicitato nello scontrino a differenza di quanto previsto dalla legge per questioni di trasparenza. Il Codacons, in merito a questo, ha presentato denuncia per truffa alle Procure della repubblica siciliana, perché anche se il consumatore compra frutta sfusa gli viene fatto pagare il sacchetto, in quanto il prezzo è  intrinseco in quello del prodotto. I consumatori devono, invece, portare le borse della spesa riutilizzabili da casa, in quanto non consiste in questo il pericolo della contaminazione. Come, infatti dall’associazione dei consumatori dichiarato, questa è una misura pseudo-ambientale. Il Presidente nazionale del Movimento Difesa del cittadino, Francesco Luongo, ha asserito, come si legge nella nota, che il problema vero è quello dell’utilizzo dei sacchetti monouso che si potrebbe superare con una disposizione che permetta a chi vende frutta e verdura, di permettere la pesatura e l’acquisto del prodotto sfuso con sacchetti riutilizzabili. L’associazione chiede, inoltre, al Ministero dell’Ambiente e al Ministero della Salute di essere chiari sul prezzo delle buste, la legge si limita, infatti, a stabilire che «Le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti imballati». Occorre, comunque, limitare le possibili speculazioni sul costo della bioshopper, questo non dovrebbe superare, infatti, l’ uno o due centesimi di euro, garantendo anche l’ulteriore riduzione dell’uso dei sacchetti in sé. Imperversa la polemica dei consumatori anche sui social, in attesa di ulteriori chiarimenti.

Margherita Leone

 

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