Ventidue posti letto in meno (sulla carta), ma dall’altro lato l’idea di potenziare l’emergenza urgenza e il concetto di ospedale-territorio tanto caro all’azienda sanitaria provinciale di Ragusa, e ospedali sempre più in rete grazie alla digitalizzazione. Questo è ciò che in sostanza prevede la nuova rete ospedaliera regionale che già ha avuto il parere favorevole della conferenza permanente dei sindaci e che approderà nella commissione Sanità prima dell’approvazione finale. La rete ospedaliera 2025-27 punta principalmente alla connessione tra l’emergenza urgenza e gli altri livelli ospedalieri al fine di poter dare risposte immediate ai pazienti tramite i vari livelli dei presidi e gli ospedali comunità che, nel nuovo piano della Regione Siciliana, assumono un’importanza fondamentale. “L’obiettivo – si legge nel documento della Regione- è quello di garantire un servizio sanitario regionale fortemente orientato alla continuità assistenziale, attraverso un sistema sanitario che sia non solo efficace ed efficiente, ma anche capace di rispondere in modo tempestivo ed adeguato a eventuali situazioni di emergenza sanitaria e di integrazione del territorio”. Si perdono pochi posti letto, insomma, ma si potenzia la risposta immediata alle richieste e i collegamenti tra le strutture. Sulla carta, con il decreto 2019, la provincia di Ragusa aveva avuto assegnati 885 posti letto totali nel pubblico e 100 nel privato con una percentuale di 3,09 posti letto per 1000 abitanti: 2,31 acuti e 0,33 post-acuti. Con la nuova rete i posti letto assegnati a Ragusa sono 863 per il pubblico e 100 per il privato per un totale di 3 posti letto per 1000 abitanti: 2,33 acuti e 0,67 post-acuti. Lo standard nazionale è di 3 posti letto per 1000 abitanti per acuti e 0,7 per post acuti. Questi i dati sulla carta, ma sarà importante capire quanti posti verranno attivati nella realtà. Con il decreto 2019, ad esempio, su 865 posti letto assegnati ne sono stati attivati poco oltre 600 con una percentuale ben inferiore rispetto agli standard previsti per legge. Ottimi sicuramente gli obiettivi della nuova Rete, ma va anche ricordato che occorre fare i conti con un problema cronico: la mancanza di personale medico nei reparti di emergenza-urgenza che rende tutto più complicato. La riposta nel concetto ospedale-territorio parte proprio da lì e mai come in questa fase storica gli ospedali hanno sofferto una carenza così importante di medici, molti dei quali preferiscono il privato al pubblico o andare a lavorare all’estero.
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