Il sindaco di Scicli, Mario Marino, si dice contrario alla possibilità che all’ospedale Busacca possa essere ospitato un CAI, Centro Aiuto Interruzione delle tossicodipendenze. Questa sua posizione, il primo cittadino, l’ha confermata anche al direttore generale dell’Asp di Ragusa, Pino Drago, incontrato martedì mattina a Palazzo di Città. “Questa scelta di aprire il CAI in un padiglione del Nosocomio sciclitano- ha detto il sindaco- mal si concilia con i servizi erogati all’ospedale Busacca, frequentato da utenti che hanno necessità di prestazioni sanitarie e di accesso ai servizi dell’Azienda”. Il sindaco ha deciso di incontrare a stretto giro i consiglieri comunali per condividere il sentimento dell’amministrazione sul tema. Fortemente contraria alla scelta dell’Asp anche l’associazione Orizzonti rappresentata da Orazio Ragusa che definisce tale scelta “strutturalmente incompatibile”. Orizzonti sottolinea che “il modello di successo di un percorso di recupero dalle dipendenze, basato sul principio del reinserimento lavorativo e sociale, non può essere replicato in un ospedale. Il recupero richiede laboratori, attività manuali e vita di comunità, elementi che mancano in un ambiente ospedaliero, per sua natura chiuso, medicalizzato e asettico. “Destinare un padiglione a questa funzione- scrivono- rischierebbe di creare una cattedrale nel deserto senza la necessaria infrastruttura psicosociale e formativa. Il Busacca, lontano dal centro cittadino e con la contiguità dei reparti di lungodegenza, non favorirebbe l’inclusione sociale ma l’isolamento degli ospiti in fase di recupero. Un ospedale di Comunità si focalizza sull’assistenza a bassa intensità e sui medici di base. Un centro per dipendenze necessita invece di un team multidisciplinare specifico di educatori professionali, formatori e specialisti in reinserimento, figure non previste nell’attuale dotazione organica”. Diverso il punto di vista della consigliera Caterina Riccotti la quale dice che “al prossimo consiglio comunale cercherà di spiegare che forse in molti — compreso il sindaco — non hanno compreso pienamente la natura del progetto. Il CAI non sarebbe un luogo dove andare a drogarsi, ma l’esatto contrario: un centro dove essere aiutati, dove affrontare e superare la dipendenza con il supporto di professionisti”.
![]()















































