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Sei mesi per una colonscopia con biopsia che doveva essere fatta in massimo 10 giorni

Il Comitato Civico Articolo 32, rappresentato da Rosario Gugliotta, denuncia ancora una volta il sistema sanitario e i tempi lunghi di attesa per esami urgenti. Ecco la nota:
 Ancora una volta siamo costretti a denunciare un episodio di inaudita gravità che coinvolge l’azienda sanitaria di Ragusa.
Alla signora D.A. il medico prescrive una “ colonscopia totale con biopsia in sede unica per ogni segmento singolo” da effettuare entro 10 giorni.
Subito dopo l’utente procede alla prenotazione online e ottiene un appuntamento a sei mesi.
A fronte di tale abuso la paziente si rivolge alla nostra associazione e il 26 gennaio alle 18,55 inoltriamo la richiesta di percorso di tutela.
L’indomani mattina, con incredibile tempestività, l’ufficio relazioni con il pubblico comunica, tramite email, il rigetto della domanda 
Conoscendo tempi e ritmi della burocrazia dell’Asp ci chiediamo secondo quali criteri è stata immediatamente respinta una richiesta di colonscopia e biopsia ?
Possibile che subito dopo l’apertura degli uffici, in un paio d’ore, il personale amministrativo ha esaminato la documentazione, l’ha inoltrata ad una equipe medica, ha protocollato il provvedimento di diniego  e poi, con incredibile velocità, ha provveduto alla notifica ?
Ci rifiutiamo di credere che dei medici abbiano avallato una tale  decisione così delicata.
Comunque si siano svolti i fatti facciamo notare due aspetti.
1) Il rifiuto di rispettare i tempi indicati nella ricetta, nonostante la severità del quesito diagnostico, denota scarsa considerazione per la professionalità del medico che ha in cura la paziente.
2 ) Inoltre, ignorando la richiesta di biopsia si nega l’essenzialità di un esame che consente, con precisione scientifica, di individuare per tempo potenzialità precancerose. 
A fronte di una richiesta a dieci giorni, prenotare quella specifica prestazione dopo sei mesi va oltre lo scandalo.
 Il comportamento degli uffici dell’azienda sanitaria oltraggia l’articolo 32 della Costituzione e viola il Codice Deontologico che impone al medico di operare in autonomia a tutela della salute  del paziente.
Ci giungono, inoltre, diverse conferme che personale dell’azienda interroga con tono inquisitorio i medici che prescrivono specifiche prestazioni.
Pensano forse i vertici aziendali di adottare speciali procedure verso i medici, non allineati con la teoria delle lunghe  attese ?
Anche in questa provincia i percorsi di prevenzione e cura, fatte alcune eccezioni, sono ormai compromessi .

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