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Possibile esclusione di Pozzallo dal comitato di gestione dell’autorità portuale. La preoccupazione della Cgil

La Cgil di Ragusa esprime forte preoccupazione per l’evolversi delle scelte che rischiano di vedere, nell’ambito del comitato di gestione dell’autorità del sistema portuale della Sicilia Orientale, Pozzallo esclusa.

La legge 28 gennaio 1994, n. 84, che ha riordinato la legislazione portuale, e in particolare il suo articolo 9, dedicato alla composizione del Comitato di gestione delle Autorità di sistema portuale dovrebbe garantire equilibrio, pluralità e rappresentanza nei luoghi in cui si decide il futuro dei porti italiani. Si tratta di una norma chiara, che stabilisce il principio che chi fa parte del sistema portuale deve avere voce nei processi decisionali. Il Comitato di gestione, secondo la legge, è composto dal presidente dell’Autorità, da rappresentanti del Ministero, della Regione, delle città metropolitane ove presenti e, soprattutto, dai sindaci dei comuni sedi di porto inclusi nell’Autorità di sistema portuale. Un impianto pensato per evitare concentrazioni di potere e per garantire che ogni scalo possa incidere sulle scelte strategiche. Eppure, nel disegno di legge oggi in discussione, questo principio, evidenzia Giuseppe Roccuzzo, segretario provinciale della Cgil Ragusa, rischia di essere svuotato nella sostanza. Nella nuova Autorità di Sistema Portuale del Sud-Est, infatti, Pozzallo, come l’intera provincia di Ragusa, rischia di continuare a non avere alcuna rappresentanza diretta, mentre al tavolo delle decisioni siederebbero soltanto Catania e Siracusa, oltre a un rappresentante della Regione Siciliana. Una configurazione che, pur formalmente legittima, tradisce lo spirito stesso della legge: quello di costruire sistemi portuali integrati. Negli ultimi anni il porto di Pozzallo ha registrato la maggiore crescita tra gli scali siciliani, affermandosi come infrastruttura strategica e dinamica per lo sviluppo del territorio. La mancata garanzia di un’adeguata rappresentanza rischia di compromettere questo percorso di crescita, determinando un ingiustificato arretramento. Scelte legislative non adeguate finirebbero per penalizzare non solo il porto di Pozzallo, ma l’intera provincia di Ragusa, vanificando il valore di una struttura che ha dimostrato capacità di sviluppo e rilevanza regionale.
Il punto non è una disputa nominalistica né un riflesso campanilistico. È, al contrario, una questione di peso politico, di capacità di indirizzo, di futuro. Perché è nel Comitato di gestione che si decidono investimenti, priorità infrastrutturali, strategie commerciali, assetti dei traffici. È lì che si orientano le risorse e si definiscono le centralità. Chi non siede in quel luogo non partecipa alle scelte: le subisce. In questo scenario, il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, conduce una battaglia che va, sostanzialmente sostenuta in quanto di interesse collettivo,
nell’ottica di una visione unitaria della classe dirigente ragusana, che, volendo, può essere capace di fare sistema quando sono in gioco nodi strutturali dello sviluppo territoriale. Il rischio è concreto: Pozzallo potrebbe essere progressivamente relegato a porto “satellite”, una ruota di scorta funzionale ai grandi scali dominanti, in primis Augusta. Non per carenze strutturali o mancanza di potenzialità, il porto pozzallese ha infatti una collocazione strategica nel Mediterraneo e un ruolo chiave nei collegamenti con Malta, ma per una assenza di rappresentanza che diventa, di fatto, una scelta politica. “La storia insegna, afferma Giuseppe Roccuzzo, che il declino delle infrastrutture non avviene mai con un atto formale. Come viviamo con la realizzazione dell’Autostrada Siracusa-Gela e viste le difficoltà riscontrate dal territorio per un vero rilancio dell’Aeroporto, il declino si presenta come un processo lento, silenzioso, che inizia quando un territorio perde voce nei luoghi dove si decide. Da quel momento, il ridimensionamento non è più un’ipotesi, ma una traiettoria. Per questo il tema del riordino della governance portuale va rilanciato con forza nel dibattito pubblico e istituzionale. Non come rivendicazione isolata di un singolo Comune, ma come questione strategica che riguarda l’intera provincia di Ragusa, chiamata a scegliere se stare dentro o fuori dai grandi assi di sviluppo regionali”.

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