Si è chiusa con un provvedimento di arresti domiciliari la prima fase giudiziaria dell’operazione che, nei giorni scorsi, ha portato al sequestro di circa 1.400 uccelli selvatici e oltre 13.000 euro in contanti in prossimità di Scoglitti. A finire sotto misura cautelare sono stati due uomini, uno di origine maltese e uno calabrese, fermati mentre trasportavano gli animali protetti. Nonostante l’ingente quantità di fauna sequestrata e la gravità delle contestazioni- COME RIPORTA IL QUOTIDIANO LA SICILIA-, la Procura non ha richiesto la custodia in carcere. Una scelta che ha trovato la convergenza della difesa e che il giudice per le indagini preliminari ha condiviso, disponendo per entrambi la misura meno afflittiva dei domiciliari. Secondo quanto emerso, il confronto tecnico tra accusa e difesa ha avuto un ruolo determinante nel definire un quadro cautelare ritenuto equilibrato e proporzionato. L’avvocato Giovanni Bruno, del Foro di Ragusa, difensore del cittadino maltese, avrebbe infatti illustrato al magistrato la non necessità della detenzione in carcere, evidenziando elementi utili a sostenere una misura meno restrittiva. Una linea che la Procura ha ritenuto condivisibile, contribuendo a evitare un irrigidimento del quadro cautelare. Il gip ha così accolto la richiesta, sottolineando come la misura dei domiciliari garantisca comunque le esigenze investigative senza ricorrere alla massima compressione della libertà personale. Intanto le indagini proseguono. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l’intera filiera del traffico illecito, che potrebbe coinvolgere un asse stabile tra Calabria, Sicilia e Malta, con un sistema organizzato di cattura, trasporto e commercializzazione degli uccelli selvatici.
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