Il tema che ci accompagna nella festa del Rito Crisci Ranni 2026 è “I Care – Mi stai a cuore: per una Pace disarmata e disarmante”, un appello alla pace, a partire dai piccoli. Abbiamo sostenuto dei percorsi laboratoriali all’interno delle scuole modicane di ogni ordine e grado convinti che il centro delle nostre azioni sia il cuore, è da lì che muove ogni nostro desiderio, sia esso portatore di vita o no. Riteniamo urgente e quanto mai attuale educare i nostri bambini, ragazzi, giovani, alla pace, al linguaggio non violento che costruisce relazioni, futuro, speranza. Quest’anno all’interno del parco urbano “Padre Basile”, nella giornata di sabato 11 e domenica 12 aprile, sarà allestita da Comitati Iblei Per La Palestina, la mostra “I GRANT YOU REFUGE”. È necessario dare importanza a quanto accade nel mondo, guardare da una prospettiva che spesso non riteniamo appartenerci, eppure la guerra segna nel profondo, nei nostri silenzi quotidiani. Sarà l’occasione per educare il nostro sguardo ad accogliere le lacrime delle mamme palestinesi ad ascoltare il pianto dei bambini di Gaza, solo in questo modo potremo dire “I Care: mi stai a cuore”, sentendo le nostre viscere invocare la pace per i popoli. Nel mondo ci sono circa 100 paesi in conflitto che la vedono sempre più lontana.
“I GRANT YOU REFUGE” è una mostra fotografica collettiva che si propone di dare voce e visibilità alle sofferenze e alle atrocità che il popolo palestinese sta subendo, nel silenzio assordante dei media occidentali, grazie alle straordinarie immagini fornite da sei fotografi della Striscia di Gaza (Jehad Al-Sharafi, Mahdy Zourob, Mohammed Hajjar, Omar Ashtawy, Saeed Jaras, Shadi Al-Tabatibi), in rappresentanza delle decine di fotoreporter che vivono e lavorano nella zona, come testimoni oculari di uno dei conflitti più devastanti del nostro tempo.
Il titolo della mostra trae ispirazione dall’omonima poesia della scrittrice e poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa nella sua casa nel sud di Gaza da un raid israeliano il 20 ottobre 2023.
“Essere palestinesi è una storia intrecciata di resilienza, dolore e speranza. Ogni fotogramma catturato porta il peso di una nazione che lotta per la giustizia e la pace. I fotografi documentano non solo la distruzione, ma anche lo spirito inflessibile del popolo palestinese, i bambini che giocano tra le macerie, la forza silenziosa delle madri e la fermezza di una comunità che si rifiuta di essere spezzata. Essere un giornalista a Gaza non significa solo avere una macchina fotografica, significa rischiare finanche la propria vita per mostrare al mondo la verità. I fotografi non sono immuni alla violenza che documentano, stando quotidianamente sulla linea di fuoco, sono presi di mira proprio come le persone tra cui si trovano. Ogni clic delle loro macchine fotografiche potrebbe essere l’ultimo, ma continuano nel proprio lavoro perché le loro storie, le loro voci e la loro esistenza contano. Attraverso i loro obiettivi, si sforzano di preservare la verità e l’umanità, sperando che le immagini possano rompere le barriere dell’indifferenza e accendere la solidarietà. A Gaza, dove la vita e la morte sono spesso separate da singoli istanti, questi fotografi non scattano solo foto, le vivono. Ogni scatto è un battito cardiaco, ogni immagine è una testimonianza. Queste storie, crude e senza filtri, devono essere condivise per ricordare al mondo le lotte, i sacrifici e la speranza incrollabile di ogni fotoreporter, di ogni palestinese.”
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