La vicenda dei pezzi di vetro trovati nel latte continua a tenere banco. Enza Forte, dello studio Lipera di Catania, legale delle persone offese, ha depositato l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Parma nel procedimento nato dal ritrovamento di frammenti di vetro in una confezione di latte Parmalat Zymil acquistata a Vittoria da Laura Allegria e dal figlio Filippo Contrafatto. Al centro dell’atto c’è una critica netta all’impostazione dell’inchiesta, ritenuta incompleta e viziata da errori di fondo. In primo luogo, viene contestata la competenza territoriale: secondo la difesa, il procedimento non avrebbe dovuto essere trasferito a Parma, poiché tutti i fatti – dall’acquisto al consumo del prodotto – si sono verificati a Vittoria, rendendo competente il Tribunale di Ragusa. Un altro punto cruciale riguarda l’errore nella valutazione del rischio. I controlli effettuati nel centro di produzione, secondo il legale, avrebbero approfondito soltanto la sicurezza microbiologica, mentre nessun controllo è stato fatto sulla possibile contaminazione di corpi estranei: il fatto che il prodotto sia risultato conforme dal punto di vista batteriologico non esclude affatto la sua pericolosità in presenza di frammenti di vetro. Dubbi vengono sollevati anche sulla completezza delle indagini. Gli accertamenti sul processo produttivo sarebbero parziali e non avrebbero preso in considerazione una fase temporale fondamentale della lavorazione, lasciando scoperta una possibile origine della contaminazione. Viene poi ridimensionato il valore delle certificazioni prodotte, considerate dalla difesa insufficienti a escludere responsabilità concrete. Si tratterebbe, infatti, di documenti generici che attestano protocolli teorici, ma non garantiscono l’assenza di errori o guasti nel caso specifico, configurandosi come meri atti di parte, aventi natura puramente documentale e programmatica, inidonei a fornire una prova certa circa l’assenza di difetti nel lotto specifico oggetto di indagine.

Infine, l’avvocato Enza Forte (nella noto) evidenzia una lacuna ritenuta decisiva: la mancata effettuazione di accertamenti tecnici sui frammenti di vetro. Una perizia, sostiene il legale, sarebbe indispensabile per risalire all’origine del materiale e individuare eventuali responsabilità lungo la filiera produttiva. A questi rilievi si aggiunge la contestazione dell’idea che l’assenza di casi simili nello stesso lotto possa escludere la rilevanza penale: la contaminazione da corpi estranei può essere anche episodica, ma resta comunque pericolosa. Per queste ragioni, la difesa chiede al giudice di respingere l’archiviazione, disporre nuove indagini e valutare l’iscrizione di soggetti noti nel registro degli indagati.
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