Stop ai congressi di Forza Italia in Sicilia e ipotesi commissariamento: è questa la decisione maturata ai vertici nazionali del partito, riuniti sotto la guida del segretario Antonio Tajani, che hanno scelto di rinviare la stagione congressuale nell’Isola nonostante il via libera nel resto d’Italia prima della pausa estiva.
Una scelta che certifica le tensioni interne tra Roma e Palermo e apre ufficialmente la partita sul futuro assetto del partito in Sicilia. In questo scenario prende quota una figura considerata di mediazione: Nino Minardo.
Deputato nazionale e attuale presidente della Commissione Difesa della Camera, Minardo è ritenuto un profilo gradito alle per le dinamiche parlamentari, mentre sul piano politico rappresenta una figura meno divisiva rispetto ad altri nomi circolati nelle ultime ore.
All’interno di Forza Italia, Minardo è considerato un esponente capace di mantenere equilibrio tra le correnti, senza essere direttamente identificato con uno specifico fronte dello scontro siciliano. Proprio questa sua collocazione lo rende oggi una delle ipotesi più concrete per guidare una fase di transizione delicata come quella del commissariamento.
Accantonate altre opzioni, tra cui quella dell’eurodeputata Caterina Chinnici, e ridimensionate le candidature più divisive come quelle di Giorgio Mulè e Tommaso Calderone, il nome di Minardo emerge come possibile soluzione di sintesi.
Intanto sullo sfondo resta il braccio di ferro interno, con il presidente della Regione Renato Schifani che, secondo indiscrezioni, starebbe lavorando per rafforzare la posizione dell’attuale segretario regionale Marcello Caruso. Un quadro ancora fluido, ma con un punto fermo: in Sicilia, per Forza Italia, il congresso può attendere.
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