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Modica- Tripudio per San Giorgio e il monito del Vescovo: “Non è più una processione, ma un corteo”

Anche la festa di San Giorgio 2026 va in archivio: è stata un tripudio di emozioni, colori e partecipazione, con un’affluenza importante che ha animato le strade di Modica. Un appuntamento sentito, capace di coinvolgere l’intera comunità, ma che quest’anno ha assunto anche un significato più profondo, aprendo spunti di riflessione sul senso autentico delle celebrazioni religiose.

A segnare questo momento è stata la presenza inattesa di Mons. Salvatore Rumeo, Vescovo della Diocesi di Noto, intervenuto durante i festeggiamenti con parole che non sono passate inosservate. Collegato in diretta televisiva su Video Mediterraneo, il presule ha subito chiarito il senso della sua partecipazione con un’affermazione netta: «Non sono ospite, ma padrone di casa». Un’espressione che richiama con decisione il ruolo centrale della Chiesa nell’ambito delle celebrazioni, spesso vissute come eventi più civili o folkloristici che spirituali.

Il Vescovo ha espresso apertamente le proprie perplessità sull’evoluzione della festa negli ultimi anni, sottolineando come, a suo avviso, si sia progressivamente affievolita la dimensione religiosa. Ha parlato di un eccesso di elementi folkloristici, arrivando a definire alcune dinamiche più vicine a un contesto “pagano” che a una manifestazione di fede. Inoltre, ha evidenziato una carenza di raccoglimento e una riduzione significativa dei momenti dedicati alla preghiera.

«Non si tratta più di una processione, ma di un corteo», ha dichiarato, tracciando una distinzione chiara tra un cammino spirituale e una semplice sfilata cittadina.

Per rafforzare il proprio intervento, Mons. Rumeo ha richiamato il direttorio elaborato da Mons. Antonio Malandrino, documento di riferimento per la Diocesi che disciplina lo svolgimento delle processioni. Secondo il Vescovo, tali indicazioni non possono essere trascurate né dagli organizzatori né dai fedeli.

«La fede è assoluta – ha affermato – ma alcuni aspetti devono essere rivisti».

Nel dettaglio, il presule ha indicato diverse criticità che non riguardano solo Modica ma, più in generale, molte realtà della diocesi: la durata eccessiva delle processioni oltre i limiti del decoro liturgico, soste non sempre legate a momenti autentici di culto e percorsi scelti talvolta per ragioni estranee alla dimensione spirituale.

L’intervento del Vescovo rappresenta allo stesso tempo una presa di posizione decisa e l’avvio di un confronto che coinvolge tutta la comunità. La sfida è chiara: restituire centralità al sacro, riportando il significato profondo della fede al cuore della festa e trasformando nuovamente il “corteo” in una vera espressione di devozione.

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