Più che i nomi dei beneficiari, a fare discutere è il sistema. La pubblicazione della graduatoria del bando regionale “Sicilia che Piace 2026”, che ha destinato oltre 323 mila euro alle imprese della comunicazione siciliana, apre infatti una serie di interrogativi che riguardano soprattutto la trasparenza delle procedure e i criteri utilizzati per assegnare le risorse pubbliche. Tra i diciassette soggetti ammessi al finanziamento figurano quattro realtà con sede a Modica, tutte collocate ai vertici della graduatoria. Un dato che, di per sé, non rappresenta alcuna anomalia e che potrebbe essere semplicemente il risultato della qualità dei progetti presentati. La questione, infatti, non riguarda chi ha ottenuto il contributo né la legittimità dell’assegnazione delle somme. Chi è stato finanziato ha evidentemente rispettato i requisiti previsti dal bando e ottenuto il punteggio necessario. Le domande, però, riguardano il funzionamento complessivo della procedura. Quali sono stati gli elementi che hanno determinato i punteggi finali? Quali caratteristiche avevano i progetti premiati? Quali parametri hanno consentito ad alcune imprese di ottenere il massimo risultato mentre altre realtà del settore, anch’esse operanti da anni nel campo della comunicazione, sono rimaste escluse? C’è poi un ulteriore aspetto che merita attenzione. Il bando rientra in una misura regionale complessiva da circa 1,8 milioni di euro destinata alla promozione del sistema produttivo siciliano. Tuttavia, per il comparto della comunicazione risultano assegnati poco più di 323 mila euro. Una differenza significativa che solleva inevitabilmente alcuni interrogativi: le risorse residue sono state destinate ad altre linee di intervento? Sono rimaste inutilizzate? Oppure verranno assegnate attraverso successive procedure? Anche in questo caso una comunicazione più dettagliata consentirebbe di comprendere meglio il quadro complessivo.
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