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Cronaca

“Vi racconto il mio assurdo matrimonio”/VIDEO

«Ho denunciato più volte, ma mi sento sola, sono sconfortata. Nessuno sembra credermi». È lo stato d’animo di una donna residente nell’Ipparino che, attraverso il proprio legale, l’avvocato Enza Forte, dello studio Lipera di Catania, si è opposta alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura nei confronti dell’ex marito. Secondo quanto ricostruito nell’opposizione, tutto è iniziato in un luogo di culto, dove la donna, oggi sessantenne, ha conosciuto un uomo molto più giovane di lei. Tra i due sarebbe nato un rapporto sentimentale che, stando al racconto della donna, non sarebbe mai stato consumato sessualmente, ma che avrebbe dato vita a un legame platonico fatto di promesse e continue richieste di aiuto economico. I due sono convolati a nozze del 2016, pochi mesi dopo il primo incontro, e la donna sostiene di aver prestato nel tempo ingenti somme di denaro all’uomo, oltre 100 mila euro. Con il passare del tempo, però, quello che immaginava come un rapporto affettivo si è trasformato, stando a quanto si legge nei documenti depositati dalla difesa, in un incubo. «Subito dopo il rientro dal matrimonio (mai consumato) – racconta la donna, che ha anche un’invalidità civile al 75% – lui ha deciso di lasciare la casa, ma ogni tanto tornava facendo richieste di denaro. Al mio rifiuto reagiva con un atteggiamento ossessivo e violento, continuando a perseguitarmi». Nell’atto depositato al Giudice per le indagini preliminari vengono richiamate cinque denunce presentate in meno di un anno. La donna racconta di essere stata vittima di aggressioni fisiche, continue pressioni, intimidazioni e comportamenti persecutori che avrebbero profondamente inciso sulla sua serenità. In alcuni episodi riferisce anche di aver riportato lesioni personali documentate da referti medici. L’ultima risale al marzo 2026, quando i sanitari del Pronto soccorso hanno riscontrato la frattura dell’ottava costa destra e una possibile lesione della nona, giudicando le ferite compatibili con il violento pugno denunciato dalla persona offesa. La difesa sostiene che tutti questi episodi debbano essere letti come parte di un’unica vicenda persecutoria e non come fatti isolati. L’avvocato Enza Forte ritiene che il procedimento non possa essere definito con un’archiviazione. Nell’opposizione depositata al Giudice per le indagini preliminari, la difesa sostiene che gli episodi denunciati non siano stati valutati nella loro complessità e che restino ancora numerosi accertamenti investigativi da svolgere. In particolare, vengono chiesti approfondimenti tecnici sui dispositivi informatici, l’analisi delle conversazioni telefoniche e dei messaggi WhatsApp, l’acquisizione di eventuali immagini di videosorveglianza e l’audizione della persona offesa, che, secondo quanto riportato nell’atto, non sarebbe mai stata sentita direttamente dal Pubblico Ministero. La difesa chiede inoltre di ascoltare alcuni testimoni che potrebbero fornire elementi utili a ricostruire il contesto nel quale sarebbero maturati i fatti denunciati e il grave stato di ansia vissuto dalla donna. Secondo il legale, la vicenda presenta elementi che impongono ulteriori approfondimenti investigativi, anche alla luce della normativa prevista dal Codice Rosso a tutela delle vittime vulnerabili. Per la difesa, soltanto un supplemento d’indagine potrà consentire di chiarire definitivamente la vicenda e verificare la fondatezza delle accuse prima di un’eventuale archiviazione. Per questo motivo l’avvocato ha chiesto al GIP di respingere la richiesta di archiviazione e di disporre nuove indagini, indicando una serie di approfondimenti ritenuti fondamentali: dall’analisi delle conversazioni telefoniche e dei messaggi all’acquisizione delle immagini di videosorveglianza.

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