Si arricchisce di nuovi particolari l’inchiesta della Procura della Repubblica di Ragusa che ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di tredici persone tra dirigenti e operatori dell’Anffas Onlus di Modica.
La misura più grave ha riguardato il presidente dell’associazione, Giovanni Provvidenza, da anni alla guida dell’ente, sottoposto agli arresti domiciliari. Per gli altri undici indagati, in gran parte giovani volontari del Servizio civile, il giudice ha disposto misure meno afflittive, tra cui il divieto di frequentare la struttura e altri luoghi destinati a persone con disabilità, mentre per alcuni è stata disposta la denuncia a piede libero.
L’indagine, condotta dai Carabinieri del Nas e della Compagnia di Modica e coordinata dalla Procura di Ragusa, si è sviluppata nell’arco di circa un anno ed è confluita in un’ordinanza cautelare di quasi 400 pagine. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di maltrattamenti ai danni delle persone con disabilità ospitate dalla struttura.
Secondo quanto riferito a La Repubblica dal difensore del presidente, l’avvocato Giovanni Favaccio, l’attività investigativa avrebbe avuto origine da un’ispezione dei Nas eseguita alla fine del 2025, nel corso della quale sarebbero emerse alcune anomalie. Successivamente gli investigatori, su autorizzazione della Procura, hanno installato dispositivi di intercettazione audio e video all’interno della struttura. Gli elementi raccolti avrebbero portato alla contestazione del reato di maltrattamenti aggravati.
Al presidente Provvidenza viene inoltre contestato l’esercizio abusivo della professione infermieristica. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe consentito la somministrazione di farmaci da parte di operatori non abilitati, attività riservata per legge al personale infermieristico.
Per gli altri operatori coinvolti le contestazioni riguarderebbero prevalentemente condotte omissive. Nei prossimi giorni gli indagati compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari per gli interrogatori di garanzia, nel corso dei quali potranno fornire la propria versione dei fatti.
L’inchiesta si trova nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dall’ordinamento, tutti gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva.
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