Nel pomeriggio di ieri i carabinieri sono tornati nei pressi dell’abitazione di Peppe Ottaviano, il 40enne trovato cadavere il 12 maggio del 2024 nella casa di via Manenti, in pieno centro storico a Scicli. L’attività degli investigatori si è concentrata all’esterno della casa e, in particolare, nel corso Garibaldi. A tratti è stato anche bloccato il traffico perché erano in corso dei rilievi tecnici, pare con misurazione e riprese. Al momento dalla Compagnia di Modica si limitano solo a dire che si tratta di ulteriori accertamenti legati alle indagini sull’omicidio Ottaviano. Probabilmente ai militari è stato richiesto di accertare con più precisione alcuni aspetti volti a sostenere l’impianto accusatorio. Ricordiamo che per l’omicidio che ha scosso l’intera comunità di Scicli, nel novembre del 2025 è stato arrestato il 43enne Gianni Agosta il quale, secondo gli inquirenti, avrebbe ucciso per gelosia. Peppe è stato picchiato brutalmente e colpito con quello che è stato definito un corpo contundente liscio. Aveva diverse ferite lacero-contuse presenti sul suo corpo, la rottura di alcune costole e il gravissimo trauma cranico riportato, è stato lasciato da solo, agonizzante, morire lentamente. Era anche in condizione di minorata difesa perché debilitato dall’uso di droga, alcol e dall’assunzione di diversi farmaci. Esclusi il movente della rapina e della droga, l’attenzione degli investigatori si è concentrata sulla sfera sentimentale. Risaltava, in particolare, il dato di una relazione che la vittima intratteneva da molti anni con andamento altalenante con una ragazza, e che la donna aveva troncato pochi giorni prima della morte violenta di Ottaviano proprio perché frequentava Agosta. Nella casa di Peppe Ottaviano non sarebbero state tracce esterne ma solo quelle della vittima. Ad inchiodare Gianni Agosta una serie di elementi indiziali schiaccianti. Dalle indagini è emerso infatti un quadro d’insieme inquietante: un forte attrito tra la vittima e il nuovo compagno della sua ex fidanzata, che era sfociato qualche giorno prima della morte in almeno un “chiarimento” in cui quest’ultimo gli aveva senza esitazioni intimato di non cercare più la donna.
I reiterati tentativi di Peppe Ottaviano di mettersi in contatto con lei hanno indotto Agosta- secondo l’accusa- a predisporre una sorta di spedizione punitiva, dopo aver individuato gli occhi elettronici presenti nelle vie adiacenti la casa dell’ucciso. Ma il sistema di videosorveglianza di un esercizio pubblico della zona era sfuggito a questa precauzione e ha registrato l’avvicinarsi dell’indagato all’abitazione dove si è consumato il delitto. Agosta al momento si trova in carcere in attesa del processo
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