Quella di Elke Morawski non è semplicemente una mostra. È soprattutto un grande atto d’amore. Quello di Ignazio Lauretta, suo compagno di vita da 36 anni, che ha voluto riportare alla luce le opere di Elke e regalarle l’emozione di tornare a esporre dopo mezzo secolo. Un modo per restituire spazio e voce a una parte importante della vita della donna che ama, trasformando una mostra in un viaggio tra memoria, arte e sentimenti.
L’esposizione, inaugurata sabato allo Spazio Cultura “Meno Assenza” di Pozzallo e curata dallo stesso Lauretta, racconta infatti molto più di quanto appare sulle tele. Dietro quelle opere c’è la storia di una donna dalla vita intensa, segnata sin dall’infanzia dalle conseguenze della Seconda guerra mondiale.
Elke nasce nel gennaio del 1945 da madre olandese e padre tedesco, militare ma anche musicista. Il conflitto mondiale lascia un segno profondo nella sua esistenza e nella sua sensibilità. Negli anni viaggia molto, conosce luoghi e culture differenti, fino all’incontro con l’Italia, Paese del quale si innamora e che diventerà parte fondamentale della sua vita. A Camogli apre anche un centro di estetica, costruendo qui una parte importante del proprio percorso personale e professionale.
Poi l’incontro con Ignazio Lauretta. Da 36 anni condividono la vita e oggi vivono a Ispica. È stato proprio Lauretta a recuperare e mettere insieme le opere, costruendo un percorso espositivo che assume inevitabilmente anche il valore di un racconto privato condiviso con il pubblico.
Per Elke è un ritorno particolarmente significativo: non esponeva le proprie opere da cinquant’anni. E forse è proprio questa lunga distanza dall’ultima esposizione a rendere ancora più intenso il momento vissuto sabato a Pozzallo.
La mostra diventa così anche un modo per attraversare una vita: le origini europee, le ferite lasciate dalla guerra, i viaggi, l’Italia, l’arte e infine quell’amore che da oltre tre decenni lega Elke e Ignazio.
Le opere di Elke Morawski resteranno esposte allo Spazio Cultura “Meno Assenza” di Pozzallo fino al 5 settembre. Un ritorno all’arte atteso cinquant’anni e reso possibile, prima ancora che da un progetto culturale, da un gesto d’amore.
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