Non solo i presunti maltrattamenti, ma anche il silenzio di chi, secondo l’accusa, avrebbe assistito senza intervenire. È uno degli aspetti che emergono dall’ordinanza con cui il Gip di Ragusa ha disposto le misure cautelari nei confronti di tredici persone coinvolte nell’inchiesta sul centro diurno dell’Anffas di Modica.
Secondo la ricostruzione della Procura, infatti, solo due degli indagati sarebbero accusati di avere posto in essere direttamente le presunte condotte violente nei confronti degli ospiti della struttura. Agli altri operatori coinvolti viene invece contestato, a vario titolo, di non essere intervenuti per impedire i fatti e di non averli segnalati alle autorità competenti, pur avendone, secondo l’ipotesi investigativa, piena conoscenza.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa e condotta dai Carabinieri del Nas con il supporto della Compagnia di Modica, riguarda fatti che sarebbero avvenuti tra il dicembre 2025 e il febbraio 2026. Le indagini hanno portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di tredici persone tra dirigenti e operatori della struttura.
Oltre ai presunti maltrattamenti, agli indagati vengono contestate anche irregolarità nella gestione dell’assistenza. Tra queste, secondo la Procura, la somministrazione di farmaci da parte di personale privo delle necessarie qualifiche professionali, in assenza della figura infermieristica prevista. Proprio per questo al presidente dell’associazione, Giovanni Provvidenza, viene contestato anche il reato di esercizio abusivo della professione infermieristica.
L’attività investigativa trae origine da un’ispezione ordinaria eseguita dal Nas, nel corso della quale sarebbero emerse alcune anomalie amministrative e gestionali. Gli approfondimenti successivi, sviluppati anche attraverso intercettazioni ambientali e riprese video autorizzate dall’autorità giudiziaria, avrebbero consentito di ricostruire il quadro posto alla base delle contestazioni.
Proprio la gravità del quadro delineato dagli investigatori ha portato il Giudice per le indagini preliminari a disporre, oltre alle misure cautelari personali, anche la chiusura del centro diurno, ritenuta necessaria per tutelare gli utenti della struttura.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le accuse formulate dalla Procura dovranno essere sottoposte al vaglio del contraddittorio e tutti gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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