di Martina Chessari
Ci sono vite lasciate indietro, storie che lasciano l’amaro in bocca ma che quando ci si abitua non ci si fa più caso. Fred è uno degli ospiti del Canile Rifugio degli Iblei Achille Birotto sito in contrada Margitello a Chiaramonte Gulfi. È stato gettato in canile, insieme alla sorella, che aveva poco più di due mesi: forse non valevano niente agli occhi di chi ha compiuto questo gesto. Recuperati entrambi dagli operatori della struttura, oggi Fred ha due anni e vive in un box. È un cane molto timido e delicato, non si fa avvicinare da chiunque, è discreto e tende a seguire la sua routine senza dare troppi problemi. Un canile è un carcere a cielo aperto, solo che in questo caso c’è solo da scontare una pena e nessuna colpa: il crimine commesso è solo quello di essere finiti nelle mani sbagliate. Ci si abitua a tutto e Fred lo ha fatto. Si sveglia, fa i bisogni, mangia all’arrivo degli operatori, ha il suo gioco preferito e anche una sua amicizia preferita: nelle ore di svago si rincorrono come farfalle, giocano, sembrano bambini. Poi ognuno torna al suo posto.
Il canile non è una realtà diffusa e non piace vederla. Eppure esiste. Varcare quei cancelli è un pugno allo stomaco perché si assiste al fallimento di un’intera società, che ha sbagliato, che è in debito con queste creature e che ora deve rimediare come si può.
Non sono tanti i volontari che decidono di spendere il proprio tempo in quell’atmosfera grigia ma sono abbastanza per tutti loro: è un’occasione da non perdere, uno sguardo in più, un odore diverso che fa sperare. Si assiste a un silenzioso e quotidiano “non si parte”, si assiste alla rassegnazione di cuori che continuano a battere. Forse molti di loro non immaginano una vita diversa e lontana da un box, eppure con un impegno collettivo maggiore lo sguardo si potrebbe allargare e Fred e i suoi compagni non sarebbero più gli ultimi di una fredda catena.
Restare umani, rompere il silenzio e a non essere indifferenti a ciò che fa paura perché diverso è un invito alla coscienza di tutti. Un volontario che entra in canile impara velocemente che un cane non è soltanto un cane, ma è libero di esserlo e di essere rispettato.
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