Le fumarole continuano a rappresentare una delle principali emergenze ambientali della provincia di Ragusa. Il fenomeno, legato alla combustione incontrollata dei residui provenienti dalle attività serricole, è stato al centro di un vertice convocato in Prefettura al quale hanno preso parte i sindaci del territorio, le forze dell’ordine e le principali organizzazioni di categoria, tra cui Confagricoltura Ragusa.
L’attenzione resta alta su una pratica che non riguarda soltanto gli scarti vegetali, ma che spesso coinvolge anche materiali plastici, polistirolo, lacci e gancetti utilizzati nelle coltivazioni in serra. La combustione di questi materiali produce fumi tossici potenzialmente dannosi per la salute pubblica, contribuisce all’inquinamento dell’aria e arreca un grave danno all’immagine di un territorio che basa gran parte della propria economia sull’agricoltura e, sempre più, sul turismo.
Nel corso dell’incontro è stato fatto il punto sulle attività di controllo messe in campo negli ultimi mesi. Le forze dell’ordine hanno intensificato il monitoraggio del territorio con l’obiettivo di contrastare gli episodi di combustione illegale e ridurre un fenomeno che continua a interessare ampie zone della fascia trasformata.
Confagricoltura Ragusa ha ribadito la necessità del rispetto rigoroso delle norme vigenti, sottolineando come il divieto di bruciare materiali plastici sia assoluto e come la gestione dei rifiuti agricoli debba avvenire esclusivamente attraverso i canali autorizzati. L’organizzazione evidenzia inoltre l’importanza della formazione e dell’informazione agli operatori del settore, promuovendo periodicamente iniziative dedicate alla corretta gestione dei rifiuti agricoli e alle pratiche di smaltimento sostenibili.
La convinzione condivisa è che il contrasto alle fumarole non possa passare soltanto attraverso controlli e sanzioni, ma debba essere accompagnato da un’azione culturale capace di coinvolgere imprese, istituzioni e cittadini. Solo attraverso una collaborazione costante tra tutti gli attori del territorio sarà possibile ridurre stabilmente un fenomeno che continua a rappresentare una ferita aperta per l’ambiente e per l’intera provincia iblea.
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