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Centro storico a Modica: il primo bilancio dell’Ordine degli Architetti a tre mesi dal Consiglio comunale aperto

Ad oltre tre mesi dallo svolgimento del Consiglio comunale aperto sul futuro del centro storico di Modica, l’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Ragusa traccia un primo bilancio del tavolo tecnico.

Pur nella consapevolezza che il confronto istituzionale avrebbe meritato sin dall’inizio un approccio maggiormente tecnico e specialistico, l’Ordine professionale ha scelto di partecipare ai lavori con spirito di servizio. Una presenza costante garantita in prima persona dalla vicepresidente, l’architetto Federica Cavallo, che ha alimentato un dialogo continuo con l’amministrazione comunale, i comitati dei cittadini e le varie associazioni di categoria del territorio. Tuttavia, nel corso dei diversi incontri svolti finora, sono emerse in maniera prevalente criticità legate alla mera gestione quotidiana del cuore della città. Problematiche senza dubbio centrali per la vita dei residenti, ma che — secondo i professionisti — dovrebbero trovare risposte e soluzioni all’interno dell’ordinaria attività amministrativa della macchina comunale.

Per tale motivo, l’Ordine ha ritenuto indispensabile fare chiarezza e riposizionare la discussione su un respiro programmatico di più ampie vedute. È stato quindi rivolto un invito accorato a tutti gli attori coinvolti per interrogarsi su quale modello di città si intenda concretamente edificare nei prossimi anni. In quest’ottica, è stata richiesta la convocazione dell’assessore all’Urbanistica — invito che viene rinnovato al nuovo assessore appena insediatosi — al fine di conoscere in modo trasparente gli avanzamenti dell’iter procedurale per la redazione del Piano urbanistico generale (PUG).

Parallelamente, un gruppo di lavoro interno nato in seno al tavolo tecnico — che vede affiancati l’architetto Cavallo, per l’Ordine, il Collegio dei Geometri, l’Ordine degli Ingegneri, Confcommercio e Cna — ha elaborato un documento strategico. Il testo fissa le linee guida fondamentali per la realizzazione della nuova Zona a traffico limitato (Ztl), pensata per muovere i primi passi su corso Umberto I ma progettata per estendersi al resto del perimetro urbano.

La proposta, formalmente inoltrata all’amministrazione di palazzo San Domenico, risponde all’esigenza primaria di coniugare la tutela del patrimonio architettonico, la sostenibilità ambientale e la sicurezza stradale con la vitalità economica delle attività commerciali. L’intento è trasformare l’introduzione della Ztl da potenziale motivo di scontro in un reale volano di rigenerazione urbana. A monte della visione dell’Ordine vi è infatti la convinzione che, per invertire la rotta dello spopolamento, sia necessario accrescere il valore percepito dell’abitare in centro: solo potenziando strutturalmente i vantaggi della vita nel centro storico — in termini di vivibilità, sicurezza, qualità dello spazio pubblico e mobilità integrata — sarà possibile compensare i fisiologici disagi logistici e incentivare una rinnovata e forte residenzialità. Per conciliare la vivibilità dei residenti con le esigenze del tessuto produttivo, la proposta individua un assetto viario adattivo e graduale. Il modello si basa sull’alternanza di fasce orarie di libera percorrenza e sulla gestione snella dei transiti operativi tramite pass temporanei digitalizzati, preservando al contempo le isole pedonali esistenti. A garanzia della sicurezza, viene introdotto il limite di velocità a 30 km/h in tutto il centro storico, affiancato da un concreto potenziamento dei parcheggi e dei servizi di mobilità integrata per sostenere chi vive e lavora nel cuore della città.

Tra le proposte ad impatto immediato per il decoro urbano, l’Ordine ha sollecitato la regolamentazione dei distributori automatici h24. Attività prive di presidio umano a garanzia della sicurezza, che vendono alcolici in vetro (anche a minori), creano concorrenza sleale ai negozi tradizionali e generano inquinamento acustico e luminoso in contrasto con il contesto storico.

In conclusione, l’Ordine dei professionisti intende ribadire la natura del tavolo tecnico: una risorsa preziosa al servizio dell’Amministrazione per rilevare le emergenze e proporre soluzioni, nei limiti dei ruoli istituzionali, del codice deontologico e del rispetto della dignità professionale. Resta però aperto l’interrogativo cruciale rivolto all’intera comunità, agli amministratori e a tutti i cittadini modicani: «Come immaginiamo il centro storico e la città di Modica fra dieci anni?».

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